Jairus Casian Mlowe
La libertà di espressione è diventata un’espressione di uso comune, ma il suo significato è più profondo di quanto sembri a prima vista, come si evince da alcuni strumenti internazionali e leggi nazionali. La Dichiarazione universale dei diritti umani, il primo strumento in materia di diritti umani adottato con risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) a Parigi il 10 dicembre 1948 per porre fine alle violazioni dei diritti umani e alle atrocità commesse dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha definito la libertà di espressione come uno dei capisaldi della democrazia. Attualmente, tutti i 192 Stati membri delle Nazioni Unite l’hanno sottoscritta, in virtù degli altri trattati dell’ONU da essi firmati, sebbene fosse stata concepita come una norma non vincolante. La Dichiarazione fu firmata come norma non vincolante da rispettare, ma priva di forza vincolante. Tuttavia, con il passare del tempo, è diventata parte del diritto internazionale consuetudinario con forza vincolante. La libertà di espressione, che è un diritto inalienabile, consente agli esseri umani, tra le altre cose, di cercare informazioni e, una volta ricevute, di diffonderle attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione, indipendentemente dai confini, per informare ed educare le persone sui propri diritti.